Genitori Preoccupati Scuola Leonardo da Vinci

gennaio 10, 2009

Il nodo delle compresenze e degli organici

da http://www.scuolaoggi.org del 10.1.2009

Da tempo andiamo sostenendo su questo giornale che la traduzione pratica della “riforma Gelmini” – almeno per quanto riguarda il primo ciclo e la scuola primaria in particolare – la si vedrà soltanto al momento dell’assegnazione degli organici alle scuole. In passato non era così. Si sapeva che, sul piano degli organici – vale a dire del numero dei docenti (posti) assegnati alle scuole – alle classi a tempo pieno (30 ore di lezione più 10 di mensa) corrispondevano due insegnanti per classe e a quelle a modulo (30 ore di lezione) tre docenti ogni due classi. Tutto diventa ora più complicato. Al principio base della “riforma Gelmini” (un insegnante, una classe, 24 ore) che costituirebbe una semplificazione estrema dell’esistente, si aggiunge un proliferare di modelli organizzativi, di fatto mutuati dalla riforma Moratti (decreto lgs. 59/2004), ricalcati su diversi tempi scuola, 27 ore, 30 ore e “fino a 40 ore”. Come qualcuno ha fatto notare, unico caso in tutta Europa di una scuola primaria – scuola dell’obbligo, quindi – con una varietà di orari scolastici così differenziati e articolati. Il tutto, naturalmente, nella logica secondo cui si rimanderebbe alle famiglie la scelta sugli orari ritenuti più opportuni, quasi fossimo in un supermercato ove ciascuno sceglie il prodotto che più gli aggrada fra i tanti possibili. (more…)

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dicembre 18, 2008

Dal consiglio dei Ministri… buona lettura (si fa per dire!)

Filed under: in difesa della scuola pubblica,riforma e pedagogia — ldvscuola @ 5:43 pm
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Oggi il Consiglio dei Ministri ha deliberato i Decreti attuatuivi.

Eccone un breve stralcio che interessa la scuola primaria.

Nei prossimi giorni seguiranno altri dettagli.

Non c’è traccia di co-presenze nel tempo pieno, il modulo sparisce….Maestro unico di riferimento dalla prima alla quinta. Per chi aveva dubbi: che fine ha fatto il parere della Commissione Cultura di Camera e Senato?

Angelo Ripamonti

———

Articolo 4 – Scuola primaria
1. Sono iscritti alla scuola primaria le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento.
2. Possono, altresì, essere iscritti alla scuola primaria, su richiesta delle famiglie, le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.
3. Il tempo scuola della primaria è svolto ai sensi dell’art. 4 del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, secondo il modello dell’insegnante unico o prevalente che supera il precedente assetto del modulo e delle compresenze, e secondo le differenti articolazioni dell’orario scolastico settimanale a 24, 27, sino a 30; è previsto altresì il modello delle 40 ore corrispondente al tempo pieno. Tali articolazioni riguardano a regime l’intero percorso della scuola primaria e, per l’anno scolastico 2009-2010, solo le classi prime, tengono conto delle specifiche richieste delle famiglie. Qualora il docente non sia in possesso degli specifici titoli previsti per l’insegnamento della lingua inglese e dei requisiti per l’insegnamento della religione cattolica, tali insegnamenti sono svolti da altri docenti che ne abbiano i titoli o i requisiti.

4. Le classi successive alla prima funzionano, dall’anno scolastico 2009-2010
e fino alla graduale messa a regime del modello previsto dal comma 3, secondo i
seguenti modelli orario:
a) 27 ore, corrispondenti all’orario di insegnamento di cui all’articolo 7, comma 1,
del decreto legislativo, n. 59 del 2004, con esclusione delle attività opzionali facoltative
di cui al comma 2 del medesimo articolo, senza compresenze;
b) 30 ore comprensive delle attività opzionali facoltative, corrispondente all’orario
delle attività di cui all’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo, n. 59 del 2004,
senza compresenze e nei limiti dell’organico assegnato per l’a.s. 2008/2009;
c) 40 ore corrispondenti al modello di tempo pieno, nei limiti dell’organico
assegnato per l’a.s. 2008/2009.

5. Le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia e sulla base
delle richieste delle famiglie e fermo quanto disposto ai commi precedenti,
adeguano i diversi modelli orario agli obiettivi formativi e ai piani di studio
allegati al decreto legislativo n. 59 del 2004, come aggiornati dal decreto del Ministro
della pubblica istruzione 31 luglio 2007, pubblicato nel supplemento ordinario n. 198
alla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 228 del 1° ottobre 2007.
6. La dotazione organica di istituto è determinata sulla base del fabbisogno del
personale docente necessario per soddisfare l’orario delle attività didattiche, l’integrazione degli alunni disabili, il funzionamento delle classi a tempo pieno secondo l’articolazione prevista dal successivo comma 7. Il predetto organico è integrato, ove necessario, con le ore occorrenti per l’ insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica.
7. Le classi a tempo pieno secondo il modello di cui al comma 3, sono attivate a richiesta delle famiglie, sulla base di specifico progetto formativo integrato e delle disponibilità di organico assegnate, nonché in presenza delle necessarie strutture e servizi. Per la determinazione dell’organico di dette classi è confermata l’assegnazione di due docenti per classe, eventualmente coadiuvati da insegnanti di religione e di inglese in possesso dei relativi titoli o requisiti. A livello nazionale rimane confermato il numero dei posti attivati complessivamente per l’anno scolastico 2008/2009. Ulteriori incrementi di posti per le stesse finalità sono attivati, in sede di definizione degli organici, sulla base delle economie realizzate. Le maggiori disponibilità di orario rispetto alle 40 ore del modello di tempo pieno sono utilizzate per una maggiore diffusione del tempo pieno medesimo. Per il potenziamento quantitativo e qualitativo del servizio del tempo pieno sul territorio sono attivati piani pluriennali sulla base di intese con le rappresentanze dei comuni, precedute da un accordo quadro con le autonomie locali in sede di Conferenza Unificata.

novembre 11, 2008

Lettera da una maestra

Filed under: dalle insegnanti,riforma e pedagogia — ldvscuola @ 8:00 am
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Un tempo pieno di vita
La magia e le difficoltà del lavoro quotidiano nel racconto di un’insegnante

insegnare1In tempi bui possono succedere miracoli. Più di quanto ci aspettiamo. Ho imparato questa cosa da quando sono maestra. Le donne che accompagnano la crescita di bambine e bambini come madri, educatrici o insegnanti lo sanno bene. Sanno che sintonizzarsi con l’infanzia aiuta ad aprire tutti i sensi e rende più intelligenti. Sanno anche che non viene sempre facile sintonizzarsi, che le influenze, le economie dei mondi che contano agli occhi dei più – quello politico, quello ministeriale, quello del mercato – sottraggono ascolto, pazienza e intelligenza. Bisognerebbe perciò stare attenti alle “mosse” che si fanno: donne, bambine e bambini reagiscono.
Per tutta la settimana non abbiamo avuto luce in classe, causa lavori in corso per la ristrutturazione dell’edificio. La nostra aula spaziosa è troppo buia per far stare le bambine e i bambini ai soliti posti nel banco, in più la mia vista non è più quella di una volta, ho dovuto aiutarmi come potevo. Il primo giorno, per prendere tempo, ho detto: “Mettetevi tutti qua, vicino alla finestra con le sedie, inizieremo dalla lettura”. (more…)

novembre 8, 2008

IL MOSTRO UNICO! (di Stefano Benni)

mostro-201 Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.
Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l’istruzione? Dall’asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.
E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.

Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all’immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell’ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.

Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.

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ottobre 21, 2008

Documento delle associazioni pedagogiche sul maestro unico nella scuola primaria

Filed under: riforma e pedagogia — ldvscuola @ 10:55 am
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Le associazioni pedagogiche (Siped – Società italiana di pedagogia, Sird – Società italiana di ricerca didattica, Cirse – Centro italiano di ricerca storico-educativa, Siref – Società italiana di ricerca educativa e formativa) esprimono il più netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell’interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiedono al Governo di riconsiderare la questione.
In un’economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socio-economico nazionale è legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisiste dalle persone nei percorsi di formazione. Il nostro Paese è di fronte ad una vera e propria sfida dell’istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici.
Tale padronanza può essere garantita solo da un’alfabetizzazione forte fin dall’inizio della scuola primaria.
La possibilità di realizzare un’alfabetizzazione forte ha come condizione un processo di parziale specializzazione disciplinare dei docenti. Non è pensabile che un singolo insegnante possa avere un’adeguata padronanza di tutti e tre questi ambiti e delle loro forme d’insegnamento.
Occorre un modello combinato di formazione iniziale e in servizio dei docenti che, oltre a garantire la necessaria preparazione pedagogica e didattica, e una cultura di tipo interdisciplinare volta a preservare l’unità del sapere, assicuri l’approfondimento di un ambito disciplinare tra il linguistico, lo storico, e il matematico-scientifico.
Il modulo organizzativo della scuola primaria, sancito dalla legge n.148/1990, prevedendo tre docenti su due classi, ha consentito ai docenti stessi un progressivo approfondimento dell’ambito disciplinare insegnato, ed è stata dunque una misura che è andata nella direzione di un irrobustimento dell’alfabetizzazione di base, oltre a garantire una pluralità di punti di vista preziosa per sviluppare l’intelligenza nella molteplicità delle sue forme.
Gli ottimi risultati ottenuti in questi anni dalla scuola primaria nelle comparazioni internazionali del profitto mostrano che il modulo di tre docenti sta producendo effetti positivi sulle competenze dei nostri bambini.
La direzione tracciata dalla 148/90 appare perciò quella giusta, può essere migliorata dando compiutezza al Corso di Laurea di Scienze della formazione primaria, ma non si può tornare indietro; sarebbe una scelta anacronistica ed infelice.
Un solo maestro può limitare l’esperienza socio-affettiva degli alunni, che risulta invece arricchita dall’attuale pluralità di figure.
Ritornare al maestro unico significherebbe, inoltre, indebolire la preparazione specifica dei docenti sui fondamenti dei diversi saperi, e quindi rendere più fragile ed incerta l’alfabetizzazione dei nostri allievi. Il tenore complessivo delle competenze realizzate dagli alunni nel corso della formazione scolastica verrebbe inevitabilmente a soffrirne. In prospettiva, il capitale intellettuale prodotto dal nostro sistema scolastico tenderebbe a diminuire, e con esso la competitività socio-economica del nostro Paese.
Le associazioni pedagogiche chiedono, perciò, al Governo un serio e accurato ripensamento in merito alla questione della pluralità dei docenti nella scuola primaria. Si dichiarano, inoltre, fin da ora disponibili a portare il proprio contributo a qualsiasi progetto di miglioramento della struttura della scuola primaria che muova dalla conferma di tale pluralità e che avvenga attraverso forme diverse dalla decretazione d’urgenza.

Il Presidente della Siped – Società italiana di pedagogia
Prof. Massimo Baldacci

Il Presidente della Sird – Società italiana di ricerca didattica
Prof. Gaetano Domenici

Il Presidente del Cirse – Centro italiano di ricerca storico-educativa
Prof. Franco Cambi

Il Presidente della Siref – Società italiana di ricerca educativa e formativa
Prof. Umberto Margiotta

ottobre 12, 2008

La Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione

Filed under: riforma e pedagogia — angeloripamonti @ 7:06 pm
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 Ordine del Giorno della Conferenza dei Presidi sul maestro unico nella scuola primaria- 15 settembre 2008
La Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione esprime il più netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell’interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiede al Governo di riconsiderare la questione.
In un’economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socio-economico nazionale è legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisiste dalle persone nei percorsi di formazione. Il nostro Paese è di fronte ad una vera e propria sfida dell’istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici.
Tale padronanza può essere garantita solo da un’alfabetizzazione forte fin dall’inizio della scuola primaria.
La possibilità di realizzare un’alfabetizzazione forte ha come condizione un processo di parziale specializzazione disciplinare dei docenti. Non è pensabile che un singolo insegnante possa avere un’adeguata padronanza di tutti e tre questi ambiti e delle loro forme d’insegnamento.
Occorre un modello combinato di formazione iniziale e in servizio dei docenti che, oltre a garantire la necessaria preparazione pedagogica e didattica, e una cultura di tipo interdisciplinare volta a preservare l’unità del sapere, assicuri l’approfondimento di un ambito disciplinare tra il linguistico, lo storico, e il matematico-scientifico.
Il modulo organizzativo della scuola primaria, sancito dalla legge n.148/1990, prevedendo tre docenti su due classi, ha consentito ai docenti stessi un progressivo approfondimento dell’ambito disciplinare insegnato, ed è stata dunque una misura che è andata nella direzione di un irrobustimento dell’alfabetizzazione di base, oltre a garantire una pluralità di punti di vista preziosa per sviluppare l’intelligenza nella molteplicità delle sue forme.
Gli ottimi risultati ottenuti in questi anni dalla scuola primaria nelle comparazioni internazionali del profitto mostrano che il modulo di tre docenti sta producendo effetti positivi sulle competenze dei nostri bambini.
La direzione tracciata dalla 148/90 appare perciò quella giusta, può essere migliorata dando compiutezza al Corso di Laurea di Scienze della formazione primaria, ma non si può tornare indietro; sarebbe una scelta anacronistica ed infelice.
Un solo maestro può limitare l’esperienza socio-affettiva degli alunni, che risulta invece arricchita dall’attuale pluralità di figure.
Ritornare al maestro unico significherebbe, inoltre, indebolire la preparazione specifica dei docenti sui fondamenti dei diversi saperi, e quindi rendere più fragile ed incerta l’alfabetizzazione dei nostri allievi.
Il tenore complessivo delle competenze realizzate dagli alunni nel corso della formazione scolastica verrebbe inevitabilmente a soffrirne. In prospettiva, il capitale intellettuale prodotto dal nostro sistema scolastico tenderebbe a diminuire, e con esso la competitività socio-economica del nostro Paese.
La Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione chiede, perciò, al Governo un serio e accurato ripensamento in merito alla questione della pluralità dei docenti nella scuola primaria. Si dichiara, inoltre, fin da ora disponibile a portare il proprio contributo a qualsiasi progetto di miglioramento della struttura della scuola primaria che muova dalla conferma di tale pluralità e che avvenga attraverso forme diverse dalla decretazione d’urgenza.

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