Genitori Preoccupati Scuola Leonardo da Vinci

settembre 23, 2009

Dieci domande (imbarazzanti) al Ministro Gelmini

Filed under: dalle insegnanti,in difesa della scuola pubblica — ldvscuola @ 7:13 pm

www.scuolaoggi.org

 

20.9.2009

1. Lei ricorda che la “riforma” che porta il suo nome è stata approvata nel 2008, senza nessun confronto vero, attraverso tre decreti-legge (112, 137, 154), poi convertiti in legge ordinaria con voti di fiducia, praticamente senza discussione alcuna? Non ritiene che questo metodo abbia determinato ostilità, disagio, sfiducia nel mondo della scuola, tanto da mettere a rischio ogni idea di innovazione e riforma? Perché non accetta di confrontarsi serenamentecon gli operatori della scuola? Di ascoltare almeno le loro ragioni?

2. Lei non crede di esagerare mostrando insofferenza verso ogni forma di critica, dissenso,preoccupazione per l’attuale situazione della scuola? Non vede il rischio del conformismo di facciata? Lei ritiene forse che la scuola debba pensare all’unisono obbedendo ad alcune verità pedagogiche obbligatorie? E che la scuola debba essere “governata” attraverso interviste e dichiarazioni in prima serata e non – invece – ascoltata in profondità, per coglierne le difficoltà, ma anche le molte risorse che essa sa esprimere, magari silenziosamente?

3. Lei non percepisce che la scuola è un sistema sociale esteso (che si articola in 42.000 scuole piccole e grandi in ogni contrada del nostro paese), che quotidianamente si relaziona con ragazzi, genitori, comunità locali? E che sarebbe opportuno tenere conto di questa grande fonte di coesione e dialogo sociale, anche fornendo adeguati mezzi per sviluppare appieno le potenzialità dell’autonomia scolastica? O forse lei ritiene che la scuola sia un semplice apparato amministrativo dello Stato, un corpo inerte cui far applicare comunque leggi non condivise nel profondo?

4. Lei sa che la consistente riduzione dei finanziamenti pubblici per l’istruzione (circa 7,5 md in un triennio su un budget annuale di circa 42 md) crea una oggettiva difficoltà al funzionamento delle scuole, mette in forse alcuni aspetti qualificanti del sistema educativo italiano (integrazione dell’handicap, inserimento degli alunni stranieri, organizzazione della scuola di base, capillare presenza delle sedi sul territorio)? Lei sa che lo Stato italiano spende il 7,4% dei bilanci pubblici per l’istruzione a fronte del 9,0% della media dei paesi OCSE? Non ritiene che una scuola più povera renda il nostro paese più povero?

5. Lei è al corrente che una delle sue prime riforme (quella della scuola elementare) vede fortemente critici gli insegnanti ed una parte consistente dell’opinione pubblica? L’indagine Eurispes 2009 stima che quasi il 70% degli interpellati esprima preoccupazione per la riduzione degli orari scolastici e per la scomparsa del lavoro di equipe tra i docenti. Non si accorge di aver procurato un danno enorme ad uno dei settori più delicati e qualificati della scuola italiana, come attestano le indagini internazionali (Timss, Iea, ecc.) e la persistente fiducia dei genitori?

6. Lei non ritiene che sia contraddittorio proporre il ritorno della figura del maestro unico nella scuola elementare, quando già nella scuola dell’infanzia operano due docenti contitolari (nel 92% delle sezioni), nella scuola elementare a tempo pieno 2 docenti contitolari per ogni classe (27% dei casi), che la grande maggioranza delle famiglie ha richiesto modelli arricchiti di tempo scuola (30 ore settimanali ed oltre), per i quali è comunque necessario garantire la presenza di più figure per completare l’orario, e che dunque è opportuno rafforzare il lavoro di team? Perché non si è messa nei panni dei tanti docenti elementari che in questi anni hanno lavorato insieme con passione e competenza, invece di irriderli affermando che il “modulo è morto e sepolto”?

7. Lei non crede che di fronte ai grandi divari tra le regioni italiane, nei livelli di apprendimento e nelle condizioni strutturali della scuola, sarebbe opportuno un grande sforzo condiviso, al di sopra delle parti, per aumentare le risorse, rinnovare le strutture edilizie, metterle in sicurezza, migliorare la qualità degli ambienti di apprendimento, dotarli di adeguate tecnologie? Come si concilia questo con le consistenti riduzioni di impegni (anche finanziari) nei confronti del sistema pubblico di istruzione? con il clima di conflitto (o di rassegnazione) che si va diffondendo nella scuola? con difficoltà crescenti con il sistema delle autonomie locali?

8. Lei non è convinta che insegnanti e dirigenti motivati, preparati, competenti, capaci di fare “squadra” siano la migliore garanzia di qualità della scuola? Lei è al corrente che negli ultimi anni i fondi per la formazione in servizio dei docenti sono stati ridotti del 70%? Pensa forse che qualche piattaforma informatica possa sostituire il gusto, il piacere, la voglia di fare ricerca didattica, di incontrarsi, di formarsi, di ritrovare il “senso” del fare scuola? Lo sa che la Fondazione Agnelli propone di incentivare il lavoro d’equipe dei docenti, mentre lei suggerisce una differenziazione che fa trasparire la solitudine e la competizione tra i docenti?

9. Lei non pensa che i programmi, i curricoli, i progetti più significativi per elevare la qualità culturale della nostra scuola dovrebbero essere il frutto di una elaborazione condivisa, trasparente, qualificata, in dialogo permanente con le comunità scientifiche, professionali, il mondo della scuola? Lei sa che di molti gruppi, commissioni di studio, consulenti, “esperti” che operano per progettare il futuro della scuola non è dato di sapere nome, qualifica, provenienza?

10. Lei non crede che sia giunto il momento di esprimere qualche gesto di simpatia, attenzione, fiducia verso gli insegnanti italiani, invece di amministrare solo tagli, riduzioni, contenimento di spese? Non sarebbe il caso di lanciare qualche idea forte, di innovazione vera, di qualità culturale elevata, per creare motivazioni, entusiasmo, passione verso l’insegnamento e l’educazione? Tra gli insegnanti? Nei genitori? Nell’opinione pubblica?

Per favore ministro, risponda…

novembre 14, 2008

La parola alle maestre!

Filed under: dalle insegnanti,in difesa della scuola pubblica — ldvscuola @ 6:18 pm
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logostaino2Siamo un gruppo di maestre e abbiamo costituito una redazione che ha invitato a scrivere le insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia a partire da sé e dalla propria esperienza professionale e umana, costruita negli anni lavorando insieme.
Abbiamo ricevuto tanti articoli e lettere da tutta Italia e siamo molto contente, perché tutte abbiamo fatto uno sforzo di parola per dire e testimoniare il nostro impegno civile, umano e culturale per la scuola di tutti e per tutti.
Non siamo abituate a prendere parola nelle grandi assemblee. Per lo più siamo donne timide e riservate e molte di noi non hanno nemmeno completa consapevolezza di quanto di straordinario fanno ogni giorno.
Ma le politiche di questo governo, la nostra consuetudine alla collaborazione e al dialogo con chi abbiamo vicino, ci hanno spinto ad agire in prima persona.
C’è un nuovo nostro sentire che sta emergendo: siamo fiere e orgogliose di quello che abbiamo realizzato in anni e anni vissuti nella scuola e siamo determinate a non lasciarcelo strappare.
Come intendiamo usare questo materiale?
Abbiamo cominciato a inserirlo nel Forum insegnanti del sito di Retescuole in modo che tutti vi possano accedere; per ora trovate solo quattro testi, ne inseriremo altri man mano, quindi tenete d’occhio il link http://www.forumscuole.it/parola-alle-maestre
1- nelle scuole si possono allestire cartelloni con alcuni di questi scritti, perché siano letti dai genitori, mentre aspettano che le figlie e i figli escano da scuola. (more…)

novembre 13, 2008

«La semplicità del passato non c’è più»

Filed under: dalle insegnanti,in difesa della scuola pubblica — ldvscuola @ 11:35 am
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carosello«Cari genitori preoccupati ecco perché protestiamo»

Care mamme e cari papà, sappiamo che molti di voi
faticano a comprendere il nostro disaccordo sui
cambiamenti previsti dalla ministra Gelmini.
Gli organi di informazione danno notizie
contrastanti e i nostri governanti tentano in
ogni modo di tranquillizzare le famiglie. Abbiamo
deciso perciò di scrivervi per spiegarvi il
nostro punto di vista.
Prima di tutto vi invitiamo a ricordare che ogni
cambiamento va valutato in relazione alla realtà
in cui è inserito. Oggi le bambine e i bambini (more…)

novembre 11, 2008

Lettera da una maestra

Filed under: dalle insegnanti,riforma e pedagogia — ldvscuola @ 8:00 am
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Un tempo pieno di vita
La magia e le difficoltà del lavoro quotidiano nel racconto di un’insegnante

insegnare1In tempi bui possono succedere miracoli. Più di quanto ci aspettiamo. Ho imparato questa cosa da quando sono maestra. Le donne che accompagnano la crescita di bambine e bambini come madri, educatrici o insegnanti lo sanno bene. Sanno che sintonizzarsi con l’infanzia aiuta ad aprire tutti i sensi e rende più intelligenti. Sanno anche che non viene sempre facile sintonizzarsi, che le influenze, le economie dei mondi che contano agli occhi dei più – quello politico, quello ministeriale, quello del mercato – sottraggono ascolto, pazienza e intelligenza. Bisognerebbe perciò stare attenti alle “mosse” che si fanno: donne, bambine e bambini reagiscono.
Per tutta la settimana non abbiamo avuto luce in classe, causa lavori in corso per la ristrutturazione dell’edificio. La nostra aula spaziosa è troppo buia per far stare le bambine e i bambini ai soliti posti nel banco, in più la mia vista non è più quella di una volta, ho dovuto aiutarmi come potevo. Il primo giorno, per prendere tempo, ho detto: “Mettetevi tutti qua, vicino alla finestra con le sedie, inizieremo dalla lettura”. (more…)

ottobre 26, 2008

Il dizionario italiano sotto il cuscino

Onorevole Cota, la invito, aiutato dalla seduzione
letteraria di Tahar Ben Jelloun, a mettersi nei panni di una
giovane persona che lascia il suo paese per andare a vivere
altrove. “A occhi bassi” racconta le vicende e i pensieri di
una pastorella berbera dell’Alto Atlante che arriva a Parigi
e piena di speranze finalmente va a scuola.

“Avevo undici anni, o li avrei avuti dopo poco. Volevo
essere grande, per affrontare la scuola e superare la
maggior parte dei bambini. Avevano con me un unico punto in
comune; erano in ritardo rispetto alla norma scolastica. Io
non ero nemmeno in ritardo, io ero a zero, venivo da
lontano, venivo da una alta montagna dove mai una sola
parola di francese era stata pronunciata. Se no, le pietre l’avrebbero
ricordata e io l’avrei imparata”.

Un pensiero fisso: lasciare la “class d’accueil”, la classe
degli stranieri che testimonia il ritardo e la separatezza,
e andare a scuola con i coetanei francesi. Per questo è
disposta a tutto.

“Spesso dormivo con il dizionario sotto al cuscino. Ero
persuasa che le parole di notte lo avrebbero attraversato
per venire a sistemarsi in caselle predisposte per metterle
in ordine. Le parole avrebbero così lasciato le pagine e
sarebbero venute a stamparsi nella mia testa.
. Una notte, tolto il guanciale, misi la testa direttamente
sul libro magico. Feci fatica ad addormentarmi”. Non era
comodo.

La sua mozione dimostra che lei sta facendo il suo lavoro di
deputato, accoglie cioè le richieste dei suoi elettori, tra
cui vi sono certamente anche insegnanti e genitori. Lei non
si inventa niente, lei però si serve di cattivi consiglieri,
pessimi.
Tutti noi insegnanti sogniamo che i nostri alunni apprendano
tutto quello che proponiamo loro e tutti allo stesso modo.
Ma non è così. La classe, anche senza gli alunni stranieri,
è già una comunità di diversi. Diversi per interessi,
intelligenze, talenti, modi di imparare.
Certi docenti, che oggi sono infastiditi dagli
extracomunitari e ieri lo erano dai disabili e prima ancora
dagli immigrati dal sud dell’Italia, vogliono degli alunni a
cui fare la stessa lezione, tutta uguale, senza perdere
tempo a preparare proposte differenziate, a parlare a
ciascuno. Sono pigri, ignoranti, e attribuiscono sempre ai
bambini e ai ragazzi le loro incapacità, i loro fallimenti
didattici. I peggiori. Toppo facile insegnare a chi impara
subito e lo avrebbe fatto anche senza di loro.
Che dire di alcuni genitori, di quelli che le hanno
manifestato la loro preoccupazione che i figli rimangano
indietro per colpa dei compagni stranieri che rallentano il
programma? Questi genitori li conosco. Accelerano ogni tappa
dei loro bambini, che sono costretti ad anticipare il loro
ingresso a scuola, che devono imparare almeno due lingue,
uno strumento, sport vari ecc. Dalla culla, alla
competizione del mercato.
Questi elettori esistono e lei li ascolta, anzi trasforma le
loro richieste in mozioni destinate, spero di no, a
diventare leggi, provvedimenti. Invece di ascoltare chi
insegna italiano come seconda lingua da anni, gli esperti di
glottodidattica (educazione linguistica) , di linguistica
acquisizionale (lo studio e la ricerca sui modi, i tempi,
gli stadi di acquisizione di una lingua diversa dalla lingua
madre), i pedagogisti che da anni si occupano di
inserimento.
“La via italiana per la scuola interculturale e per l’integrazione
degli alunni stranieri” è un documento elaborato da una
commissione di specialisti che da anni affrontano questi
temi e che hanno prestato gratuitamente la loro competenza
al fu Ministero della Pubblica Istruzione.
(http://www.pubblica .istruzione. it/news/2007/ allegati/ pubblicazione_ intercultura. pdf <https://webmailx.provincia.mi.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.pubblica.istruzione.it/news/2007/allegati/pubblicazione_intercultura.pdf> ).
Presentato esattamente un anno fa, in un seminario dal
titolo significativo: “Scuola e immigrazione: strategie e
misure a confronto”, raccolse l’interesse e l’incoraggiamento
di esperti e funzionari ministeriali venuti da Francia,
Germania, Inghilterra, Spagna e Svezia, che riconoscevano
nel nuovo modello italiano una proposta illuminata e
lungimirante.

Insegnare in una prospettiva interculturale vuol dire
assumere la diversità come paradigma dell’identità stessa
della scuola, occasione privilegiata di apertura a tutte le
differenze.

Nessuno studioso, nessun docente competente potrebbe
condividere l’idea che le classi separate facilitano l’apprendimento
dell’italiano.
Ogni anno migliaia di ragazzi italiani partono per il Regno
Unito, per imparare l’inglese dove si parla. Le scuole
migliori, e anche le più costose, prevedono corsi di lingua
inseriti in summer camp dove si svolgono attività sportive e
pratiche insieme a parlanti nativi (gli inglesi
madrelingua) .
Perchè gli alunni venuti d’altrove devono imparare in un
luogo e in un tempo che li separa dai coetanei italiani?
Perché non possiamo offrire loro l’opportunità di corsi
intensivi in alcune ore della giornata scolastica? Corsi a
scalare, a seconda dei progressi o da incrementare, se ci
sono degli intoppi.
La via italiana esiste. La legga con attenzione e senza
pregiudizi. Ci hanno lavorato i più importanti esperti e
accademici italiani. E non sono solo parole, se si giudica
dagli stanziamenti del precedente ministro.

Voglio chiudere con la risposta di Randya (nome di
fantasia), una bambina di sei anni, con entrambi i genitori
non udenti, a chi le chiedeva come avesse fatto a imparare l’italiano:

Bè io camminavo da Esselunga, ho visto gli italiani, ho
sentito tutto e poi ho imparato bene e loro parlavano tanto
e poi guardavo la televisione, e poi a scuola i miei amici
che parlavano bene.

Rendiya è trilingue: lingua madre, la lingua dei segni;
seconda lingua, quella del suo paese d’origine; terza lingua
l’italiano, imparato spontaneamente in poco più di un mese.
Non tutti i bambini stranieri sono così veloci, né speciali,
sono bambini. Ci sono quelli che imparano per tentativi ed
errori, quelli che parlano solo quando sono sicuri, quelli
che non hanno attitudine per le lingue ecc. Bambini e
adolescenti destinati comunque ad essere bilingui e anche di
più, perché la malattia del monolinguismo affligge
particolarmente gli italiani.
In una cosa però sono diversi: conoscono due paesi e due
culture. Hanno attraversato “un ponte sospeso tra due mondi”
e imparato presto a fare confronti, a interrogarci.
Che cosa penserebbe Randya della sua mozione e dei suoi
test? Se ascoltasse questa piccola persona che ha la
responsabilità di fare da interprete ai suoi genitori, forse
potrebbe cambiare idea e chissà, ritirare quella proposta
incompetente e anacronistica.

Arcangela Mastromarco, insegnante di italiano lingua seconda
da 18 anni

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