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luglio 8, 2009

Dalle stelle alle stalle. Come le scuole d’infanzia milanesi sono passate da livelli d’eccellenza a livelli d’assistenza

Filed under: dai genitori,rassegna stampa — ldvscuola @ 3:20 pm
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“Panico in classe per le lasagne pelose: setole di bovino nei piatti dei bambini delle scuole materne”, “Gli scarafaggi sfrattano i bambini dal nido”,”Cancelli chiusi alla riaperture delle scuole materne a settembre, le famiglie avvisate con sms alla fine d’agosto”…, quanti articoli come questi abbiamo trovato nei mesi scorsi nelle pagine di cronaca milanese? I servizi per l’infanzia milanesi, che in passato hanno fatto parlare di sé per le sperimentazioni creative, per i progetti pedagogici di alto livello, per i laboratori di Munari, oggi vengono citati dai quotidiani, perché infestati dagli scarafaggi, perché gli edifici sono poco sicuri, per la presenza di ingredienti ‘molto speciali’ come le setole di maiale nella dieta dei bambini, oppure per l’incapacità di dare risposte alle richieste delle famiglie e delle educatrici (liste d’attesa e organizzazione del servizio).

Milano per molti anni è stata all’avanguardia nel proporre sperimentazioni e nuovi modelli organizzativi per i servizi educativi all’infanzia, e che in passato, in particolare negli anni ’80, ha anticipato molte scelte innovative poi accolte e attuate a livello nazionale.

Il modello educativo delle scuole d’infanzia comunali milanesi aveva raggiunto livelli d’eccellenza diventando un riferimento a livello nazionale, grazie a punti di forza quali:

– una struttura organizzativa che ha sempre favorito il coinvolgimento diretto nelle scelte organizzative e educative di tutti gli attori del processo,

– un presidio competente di tutti i servizi ed una verifica puntuale dei progetti delle scuole,

– un grande investimento nei percorsi di formazione proposti al personale educativo e organizzativo,

– una comunicazione chiara e trasparente con l’utenza, e un confronto continuo con le famiglie attraverso il personale educativo e direttivo che, espressione dell’Amministrazione, era da questa delegato e riconosciuto come interlocutore delle famiglie.

Purtroppo siamo costretti a parlare al passato, perché negli ultimi anni il settore ha subito una progressiva perdita di qualità, siamo alla fine di un anno scolastico difficile, segnato da contrasti tra le parti, in vista dei nuovi modelli proposti dal settore per il prossimo anno.

E’ un momento di forte criticità per i servizi educativi all’infanzia, di riduzione degli investimenti su questi servizi sia in termini economici sia di prospettive e di progetti, che ha portato una forte conflittualità tra l’amministrazione e le organizzazione sindacali delle educatrici, e tra l’amministrazione e le famiglie.

La nostra città è cambiata, le donne che non lavorano sono sempre meno – Milano è la provincia con il tasso di occupazione femminile più elevato – e la richiesta di servizi educativi per bambini nella fascia 0-6 anni è costantemente in aumento, anno dopo anno.

In una città dove la richiesta di servizio è in crescita continua (le richieste d’iscrizione ai nidi d’infanzia per l’anno 2009/2010 sono aumentate di 1255 unità, circa il 12% in più delle domande pervenute lo scorso anno), si è risposto sostanzialmente con un incremento quantitativo dei posti disponibili, senza aumentare gli investimenti nelle strutture e nelle risorse umane.

All’incremento della domanda non è corrisposto infatti un potenziamento dell’organico o dell’offerta di servizi e per rispondere alle crescenti liste d’attesa nelle strutture pubbliche, è stato aumentato il numero dei bambini per sezione e il numero di sezioni nelle strutture scolastiche, sacrificando gli spazi accessori indispensabili per le attività: laboratori, sale sonno ecc.

Poche le strutture scolastiche nuove, casi sporadici di nuovi servizi nido, la cui pianificazione sul territorio non è stata guidata da una approfondita analisi del bisogno, ma dalla disponibilità di spazi esistente.

Alcuni servizi storici – quali l’innovativo ‘Tempo per le Famiglie’, per i bambini accompagnati – sono quasi scomparsi.

L’Amministrazione, per coprire la domanda e supplire alla mancanza di posti pubblici ha fatto ricorso, in maniera sempre più significativa, al supporto delle strutture private.

Pochi giorni fa sono stati pubblicati gli avvisi pubblici per l’accreditamento dei servizi alla prima infanzia, strumento applicativo di una delibera di indirizzo ratificata dalla giunta comunale, senza che ci sia stato dibattito, senza che questa scelta sia stata largamente condivisa e senza che siano definite con chiarezza le modalità di coordinamento, verifica e orientamento di cui l’ente pubblico si deve far carico per assicurare pari qualità ai diversi soggetti pubblici e privati presenti sullo stesso territorio.

Ma è nelle strutture comunali che si avverte la maggiore sofferenza nonostante l’Assessorato impegni cifre consistenti sui servizi 0-6.

La dotazione di organico cronicamente insufficiente (il prossimo anno, tra l’altro, il servizio delle materne sarà organizzato secondo orari più estesi, anticipando le entrate, e riducendo il tempo di compresenza delle due educatrici in sezione), l’impossibilità di provvedere alle sostituzioni per pochi giorni d’assenza, la riduzione degli investimenti destinati al funzionamento delle scuole (arredi, materiale di consumo, materiale didattico, diritto allo studio), creano criticità ricorrenti in molte scuole cittadine, rendendo l’attività educativa difficile e gravosa, sempre più orientata all’assistenza e meno allo sviluppo di progetti educativi di qualità.

Contemporaneamente alcune funzioni di supporto (come il sostegno all’handicap e i servizi di distribuzione pasti e di pulizia) da qualche anno sono state esternalizzate senza avere troppa cura delle modalità di erogazione del servizio; altre sono state ignorate (è il caso del supporto alle famiglie e ai bambini stranieri che invece in percentuale sono aumentati come presenza) sottovalutandone la valenza di importante strumento e opportunità di integrazione.

La capacità di ascolto e di comunicazione con le famiglie si è notevolmente ridotta: scegliendo la via della razionalizzazione e della burocratizzazione delle procedure di accesso (ad esempio attraverso l’introduzione del filtro del call-center per le iscrizioni) si è di fatto spersonalizzato il rapporto tra la scuola e la famiglia.

Anche gli organi collegiali hanno visto ridursi progressivamente le loro possibilità di incidere sulla gestione del servizio; il confronto amministrazione-genitori si è riaperto da pochi mesi e speriamo possa essere l’inizio di un dialogo realmente aperto.

Intanto le famiglie si sono organizzate – e forse anche rassegnate – per esercitare autonomamente una funzione di controllo sulla qualità del servizio: controllando in prima persona che ciò che mangiano i loro bambini non contenga spiacevoli ospiti, e che lo spazio in cui vivono sia in sicurezza e senza pericoli..etc..

L’informazione alle famiglie avviene in maniera poco chiara e non tempestiva, e il personale stesso si è trovato a essere informato all’ultimo momento dei cambiamenti decisi dal settore in materia di orari, calendari, organizzazione del servizio.

Capita persino che a distanza di anni, con il proprio bambino già in altro ordine di scuola, l’Amministrazione chieda conto del pagamento di arretrati di rette di frequenza, per un errore formale commesso a suo tempo dall’Amministrazione stessa.

Le scuole d’infanzia sembrano dover fare i conti ogni giorno con un regime di difficoltà ed emergenza in tutti i campi.

Non sono infrequenti episodi che denunciano il progressivo decadimento delle strutture edilizie – anche gli edifici invecchiano – in cui i servizi sono ospitati e le carenze nel campo della manutenzione ordinaria e straordinaria; ed è difficile ignorare il giudizio critico dell’utenza sul servizio mensa (quest’anno ci sono state più di 200 segnalazioni di disservizio)sul servizio di pulizia (svolto da cooperative esterne in orari extra-scolastici).

Sicuramente la scelta della nuova amministrazione Moratti, di iscrivere i Servizi alla Prima Infanzia sotto la competenza di un Assessorato molto esteso come quello alla Famiglia e Politiche Sociali, riconducendo questi servizi ad una logica più assistenziale che educativa, che ha contribuito alla perdita d’identità dei servizi riportandoli indietro di anni.

Senza rischiare di scivolare nella nostalgia per i bei tempi andati, e per non trovarci ogni fine d’anno a tirare bilanci negativi, occorre rivendicare con forza non solo un aumento quantitativo dei posti disponibili ma una più alta qualità del servizio, che sappiamo possibile proprio riferendoci alle buone pratiche e alle esperienze del passato, Una richiesta di qualità ancor più necessaria nella Milano di oggi che affida per un tempo sempre più lungo i suoi bambini alle scuole d’infanzia.

Un bisogno di qualità che deve puntare su un progetto formativo dell’infanzia capace di leggere l’arco 0-6 anni nel suo complesso, che parte dalla considerazione del nido come primo momento di un progetto educativo unitario, organico e articolato nell’offerta di servizi, e che può essere attuato solo con il coinvolgimento di tutti gli attori che partecipano al processo.

Per realizzarlo è indispensabile mettere in campo investimenti adeguati, sulle risorse umane, sulla formazione e sulle strutture, perchè, come si diceva una volta, non si possono fare le nozze con i fichi secchi…né tantomeno con le setole di maiale.

Paola Bocci

dal sito www.scuolaoggi.org

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