Genitori Preoccupati Scuola Leonardo da Vinci

novembre 20, 2008

La messa è finita (?) (dal preside della scuola media Corridoni)

Filed under: rassegna stampa — ldvscuola @ 8:30 pm
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Finalmente un attimo di tregua. Forse. Non se ne poteva più del gesticolare isterico, da guitto dei Santoro o della velenosa flemma dei Floris,luminosi fari di giornalismo anglosassone.

Tutti, ma proprio tutti, hanno cavalcato l’Onda, tutti i conduttori di tutte le emittenti,da quelle nazionali e accreditate,alle più dimesse e scalcagnate hanno voluto difendere la causa dei precari, quella dei maestri plurimi, degli studenti di tutti gli ordini di scuola, insomma di tutto il caravanserraglio cui hanno tentato di far assomigliare la scuola.
Non dimenticando nulla e nessuno: politici e politicanti di mezza tacca, maestre accese di bruciante furore pedagogico, studenti saputelli dal libretto immacolato e tuttavia furibondi, professori stropicciati ma fieri del loro polveroso passato barricadiero, miracolosamente ripiombati nei loro giorni di gloria, quando, giovani e belli, vivevano la loro stagion lieta.
Purchè arrabbiati per l’attacco alla gloriosa scuola elementare, fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico, primeggiante, oltre che primaria, in ogni indagine valutativa internazionale,quella scuola rappresentata in particolare dal suo modello di punta, quel tempo pieno invocato a bocca spalancata da grandi e piccini, sentina di tutto quanto di meglio si possa dare nel campo dell’istruzione.
Tutti sono stati microfonati e hanno potuto esprimere qualsiasi ideuzza pedagogica, purchè
in difesa del feticcio, purchè grondante lodi sperticate per quel tipo di scuola che l’Europa ci
invidia.
A proposito di indagini internazionali, qui ognuno si è sbizzarrito a dare i numeri: chi ci ha collocati al primo, chi al massimo al terzo posto, nel panorama europeo, omettendo di fare una lettura meno grossolana delle cifre, che in realtà parlano di buoni risultati fino alla terza classe, destinati a crollare fino agli esiti non molto onorevoli del primo ciclo, questi sì indiscutibili.
E come giudicare, poi, la situazione della nostra scuola descritta dal Libro bianco del duo Prodi Padoa schioppa? Penso sia più opportuno partire da lì, piuttosto che diffondere analisi e cifre di dubbia provenienza.
Ora possiamo riprendere a ragionare con calma e proverò a dire la mia, dopo che la sinistra e il
Sindacato hanno messo in campo le loro milizie migliori e più preparate: una corazzata Potemkin
che ha sparato cannonate ( io credo di palloncini colorati) sul perfido tentativo di destrutturare
la scuola dello Stato: hanno lottato e protestato in bell’ordine, armati vuoi di penna vuoi di gola,
vecchi presidi inquieti ancorché in quiescenza, come si dice negli uffici; pasionarie stropicciate ma indomite, tronfie nel loro orgoglio di categoria, in preda ad un’estasi pedagogica devastante; suffragette fresche di supplenza,terrorizzate all’idea di perdere il posto conquistato a colpi di graduatoria e per nulla inclini a mollare l’osso statale. Più una varia e raccogliticcia umanità che un po’ di solidarietà non la nega a nessuno.
Risultato? Il decreto è legge, con buona pace del variopinto popolo dei signorno e di tutti i profeti di sciagure. Ho ancora nelle orecchie gli slogan urlati a squarciagola, ma anche le parole d’ordine compostamente recitate nei talk show: su tutti, troneggiava la litania sul” futuro dei nostri figli”,che il maestro unico vuole privare del radioso sole dell’avvenire, gravemente minacciato dal povero decreto.
Dico povero decreto perché tutto mi sembra, tranne che una minaccia, con quello scarno articolato che si concentra su voti e maestro unico. Ci vuole una bella forza per chiamarlo riforma: non posso credere che tutto lo straordinario moloch mediatico e di piazza sia stato montato nel timore di quella figura romantica e patetica del maestro unico oppure da schiere di docimologi delusi dal voto unico;via! è stato come sparare ad una mosca con il cannone.
Ben altri credo fossero, e siano, i motivi di un così grande dispiegamento di forze: le centrali sindacali, per una volta uniti in un’ammucchiata sospetta di autonomi e confederali hanno marciato assieme agitando lo spauracchio del precariato nell’erronea convinzione che la scuola sia un’agenzia di collocamento, dove c’è posto per tutti,basta esibire un punteggio o una riserva. Ebbene, non è così. La scuola non ha bisogno di tutti, ma dei migliori ed il suo problema non è questo o quel tempo scuola, per cui più esso è lungo o pieno e più gente ci può stare e fornire tessere e voti, bensì quello di una categoria ormai alle corde, diffusamente demotivata e troppo spesso inadeguata culturalmente alle richieste di qualità che la società oggi pretende dalla scuola. Il vero bubbone sta in una classe insegnante che non è più in grado di raccogliere gli stimoli professionali offerti da qualsivoglia riforma, di qualsiasi ministro o governo. Ammesso, ma non concesso, che gli ultimi tentativi di riformare non solo l’assetto organizzativo, ma soprattutto l’asse culturale, avvenuti, facciamo pure solo da De Mauro in poi, fossero tutti validi e rispettabili; ebbene essi sono tutti scivolati via senza lasciare traccia nelle prassi didattiche ormai cristallizzate e reiterate a memoria.
Ma non poteva essere che così, non poteva che vanificarsi ogni tentativo innovatore in campo scolastico rivolto ad una categoria appiattita nella mediocrità dell’egualitarismo, privata di ogni stimolo a migliorare e a migliorarsi,e quindi anche a rinnovare e ad aggiornare l’armamentario professionale, spesso neppure in grado di leggere e cogliere i significati delle varie Indicazioni, Nazionali o per il Curricolo, e, lasciatemelo dire, di decodificarne il linguaggio tecnico.
Si smetta, allora, di agitarsi e di agitare fantasmi, si rinunci ad ostinarsi a difendere un tempo, o se si vuole, una formula scolastica di cui non rimane più che lo scheletro organizzativo privo spesso di quell’afflato culturale e motivazionale delle sue origini e dei suoi mentori;pertanto, o siamo in grado,e io non lo credo fino in fondo ma vorrei ricredermi, di attuare con le nostre maestre , quella scuola dal vagheggiato impianto unitario, dai tempi distesi, dalla laboratorialità diffusa, dalla coerenza didattica tra mattino e pomeriggio, dalla personalizzazione praticata quotidianamente; oppure lasciamo perdere.
Se poi tutto questo ben di dio pedagogico è pane quotidiano nelle nostre scuole a tempo pieno, beh allora “parola torna indrè”, hanno ragione i nostri vociferanti paladini a rivendicarla con la passione
che a molti riconosco, anche se non a tutti.
Se, invece, il tempo pieno è solo un tempo dilatato, in cui la laborialità viene intesa come frequenza episodica ai laboratori e non come didattica laboratoriale, fatta di ipotesi, ricerca, dimostrazione, confutazione in funzione di competenze; se il tempo degli intervalli diventa assistenza e non cultura della relazione e delle dinamiche personali controllate e monitorate; se tra mattina e pomeriggio passano una pletora di docenti più o meno specializzati, e ogni sorta di specialisti esterni, esperti disciplinari di varia espressività; se per ogni intervento individualizzato c’è bisogno sempre di un raddoppio di insegnante e non di una didattica fortemente flessibile,che solo una professionalità solida e coltivata nel tempo può consentire;allora è il caso di riflettere e di confrontarsi, a voce bassa, per favore, su quali siano i rimedi per ridare vigore e la dignità che merita alla scuola elementare.Anche perché le punte di eccellenza ci sono, buone pratiche e ottimi docenti anche; non lasciamoli soli e privi di sviluppi di carriera, premiamo il fatto che si aggiornano e producono apprendimento e benessere,offriamo loro anche riconoscimenti economici,ebbene sì, del vil denaro.
Chiunque governi, salvi la parte sana della scuola, perché esiste e dal mio osservatorio professionale l’ho vista mortificata nell’appiattimento generale; ma ho visto anche mestieranti mediocri o pessimi che non diventeranno mai professionisti decenti, bisognosi essi stessi di apprendimento e sostegno, oltre che di stipendio. Allo stesso modo, ci si liberi di questa fuffa, riqualificando la scuola, se si vuole dare un segnale serio di cambiamento.
E possa definitivamente evaporare la valle di lacrime versata sui precari destini del tempo pieno.

Angelo Salvo

preside scuola media Corridoni

da www.scuolaoggi.org

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1 commento »

  1. Che dire di fronte a tanta supponenza e volgarità? Il fare sprezzante tipico del forte con i deboli e debole con i potenti….
    Mi ritengo fortunata che nella mia vita di genitore non ho mai incontrato un tale esemplare di dirigente scolastico, e cercherò in futuro di non incrociarlo …
    Sono sicura che questo signore è uno di quelli che sbaverebbe per avere più potere personale con i suoi sottoposti: quel potere padronale che gli consentirebbe, a insindacabile giudizio, di premiare i “meritevoli” ….
    Si potrebbe così liberamente circondare da ottimi “yes-men”, probabilmente ignoranti, e arroganti come lui.
    Gli consiglierei di rivolgersi al mercato del privato, dove una personalità così in linea con i tempi potrebbe essere al meglio valorizzata !

    marina

    Commento di Marina Bozza — novembre 26, 2008 @ 8:50 am


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