Genitori Preoccupati Scuola Leonardo da Vinci

novembre 17, 2008

Hansial e Grattal (di Sergio Simoni )

Filed under: in difesa della scuola pubblica,satira sulla scuola — ldvscuola @ 12:43 pm
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hansel-e-gretelQuesta è la storia di Hansial e Grattal, due maestri “unici” che fino a poco fa lavoravano insieme in una classe a tempo pieno.

Hansial era una maestro un po’ ansioso e ad ogni minimo provvedimento del Ministro pensava al peggio: di fronte ad un taglio di 130.000 posti di lavoro subito entrava in ansia. I maligni dicevano che era così ansioso semplicemente perché era un precario.

Grattal era una maestra spensierata ed ottimista che di fronte allo stesso taglio di posti di lavoro pensava: vuoi proprio che tocchi a me? I bene informati insinuavano che lei fosse così ottimista perché era di ruolo.

Un bel giorno Hansial e Grattal sentirono uno strano discorso.

Giulio diceva:

Non ce la facciamo più a mantenere questi ragazzi. I soldi bastano a malapena per noi. Dobbiamo liberarcene.

Mariastella rispondeva:

Ma come facciamo? Non possiamo sopprimerli.

Sarà sufficiente accompagnarli nel bosco ed abbandonarli.

Ma chi lo fa? Io non me la sento.

Va bene…facciamo così: tu lo dici ed io lo faccio!

Hansial e Grattal sentirono questi ragionamenti: Grattal, che aveva un contratto a tempo indeterminato, non si preoccupò; ma Hansial, che ogni anno non sapeva come sarebbe andata a finire, si procurò dei gessetti per non perdere la strada.

E così, quando furono nel bosco, grazie ai gessetti di Hansial, ritrovarono la strada.

La seconda volta non riuscì a procurarsi i gessetti, ma soltanto dei buoni pasto. Purtroppo gli animaletti del bosco ( collaboratori scolastici ed operatori educativo-assistenziali ) presero tutti i Ticket restaurant, così Hansial e Grattal non trovarono più la strada per tornare a scuola.

A questo punto Grattal cominciò a preoccuparsi, ma Hansial, che aveva fatto diversi mestieri prima di lavorare nella scuola pubblica, trovò una soluzione.

In mezzo al bosco, in una bella radura, c’era una scuola tutta fatta di marzapane e zucchero filato. Certo non era la scuola pubblica, ma quella piccola scuola privata, era attraente: così Hansial e Grattal ci entrarono senza pensarci due volte.

A questo punto della storia tutti si aspetterebbero di incontrare la strega cattiva, invece in quella scuola privata, fatta di marzapane e zucchero filato, non c’era una strega, c’era un nanetto: il nano Renato.

Il nano Renato ce l’aveva con i fannulloni e, appena scoprì che Hansial e Grattal venivano dalla scuola pubblica (peggio: dal Tempo Pieno!), li catturò e li rinchiuse in uno stanzino di 2 metri per 3.

In quella piccola stanza c’erano 2 personal computer e Hansial e Grattal dovevano lavorare 12 ore al giorno a turno (così da poter coprire le 24 ore di servizio giornaliero) ed i bambini, collegati via internet da casa, dovevano seguire le loro lezioni per poi acquisire dei crediti formativi espressi rigorosamente in decimi.

Grattal non era abituata a questi ritmi di lavoro e deperiva ogni giorno.

Hansial, che aveva fatto mille mestieri, si buttò sul nuovo lavoro con rinnovato entusiasmo, lavorando anche per Grattal.

Il nano Renato, accortosi di ciò, mise nello stanzino dei tornelli che scattavano ogni 12 ore.

Hansial lavorò, lavorò, lavorò finché non riuscì ad accumulare 24 ore di straordinari da recuperare con una domenica di libertà.

Quella domenica Hansial e Grattal uscirono dalla scuola privata e tornarono a vedere la vecchia scuola pubblica, ma non la trovarono più: i perfidi Giulio e Mariastella l’avevano completamente smantellata.

Morale della favola: prima che tutti gli Hansial finiscano nella scuola privata i Grattal si diano da fare, perché il problema dei precari non riguarda soltanto i precari, ma tutta la scuola italiana.

Sergio Simoni

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1 commento »

  1. Mi piace molto la metafora, sono una hansial anche io. L’immagine alla Burton mi ha affascinata ma a parte il disegno la storia mostra dietro un tocco di ironia una schiacciante verità che avvolge e agghiaccia tutti i precari come noi. Sono laureata, pluridiplomata e da dieci anni mi spezzo la schiena (come voi) nella scuola primaria. Il materiale umano che abbiamo il privilegio di aiutare a crescere non merita una scuola che si sgretola pezzo a pezzo. Credevo che avendo pazienza, migliorando e stando in fila prima o poi sarei arrivata. Ora mi sento come sul Titanic: aspetto le scialuppe ma non arriveranno mai.

    Commento di batman — novembre 6, 2009 @ 9:03 pm


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